Hanno scritto di lui

Emanuele Zuppardo – poeta, critico d’arte (1 Febbraio 2000)

Antonio Occhipinti è un bravissimo pittore e acquerellista siciliano. La sua tenacia, il suo amore per l’arte, la sua maturità, l’umiltà e la passione che lo contraddistinguono e, soprattutto, il suo senso etico dell’arte fanno di lui un artista originale, consapevole del ruolo che occupa nel campo delle arti figurative. Nelle sue opere egli raggiunge una maturità pittorica e poetica nella quale sentimento e colore pervengono a un raffinato equilibrio e a una pregevole sintesi. Le figure acquistano maggiore importanza così come il recupero della sensazione gioiosa che suscitano la luce delle sue marine e i folti colori dei cespugli sulla sabbia baciata dal mare. E questo, grazie al suo estro e alla sua tavolozza che si porta al limite di una tensione che si libera e che perciò ha il pregio di creare nell’osservatore un aggancio di ciò che l’artista, magari a parole, non riesce ad esprimere nel suo vivere quotidiano. Antonio Occhipinti, di fronte ai soggetti della sua terra esprime il massimo della libertà artistica che si concretizza in una vigorosa sintesi espressiva. Nei suoi componimenti poetici è un lirico e nella sua pittura avverte la mediterraneità idealizzata della sua terra e coi suoi colori, ora tenui e delicati, ora dolci e suggestivi, sempre rinati alla solarità di una luce profonda e spirituale, ci fa sognare e godere di fronte a paesaggi ed ad opere senza tempo. Nelle sue ultime opere, pur ricollegandosi a soggetti tanto amati nel passato, Occhipinti è riuscito ad ottenere un risultato encomiabile, frutto di una ricerca quotidiana, della sua coerenza e tenacia, del suo amore gratuito per l’arte. Per lui, geniale costruttore di bellezza, raffinato ricercatore di nuove epifanie, dipingere è donarsi, è partecipare all’immenso disegno della creatività ; è continuare l’opera creativa di Dio, consapevole di osservare con occhi pieni di contemplazione, stupore e ammirazione la grandezza e la bellezza del mondo che lo circonda. In tutta la produzione artistica di Occhipinti la bellezza occupa un posto di primo piano. Lui è consapevole che la bellezza è l’espressione visibile del bene, così come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Lo avevano capito anche i Greci e Platone che al riguardo scrive : “La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello”. Soprattutto ora che ha conquistato colori nuovi e una luce più limpida e luminosa.

Piero Guccione – Pittore (Settembre 2001)

Gli acquerelli di Antonio Occhipinti hanno la freschezza delle cose semplici : ma semplice non è il loro percorso anche dal punto di vista tecnico. Occhipinti è un disegnatore rapido e attento ed è su questa base che la sua capacità di catturare luce nei suoi paesaggi è rapida e felice : felice come lo sguardo che li ammira. So che i nostri tempi non privilegiano la perizia e la sapienza di chi sa fare, almeno per quanto riguarda l’arte figurativa. Ma nell’assenza, nel vuoto di progetti, nella globalizzazione del nulla che la società attuale propone, perizia e sapienza - come nel caso di Occhipinti - diventano valori certi di riferimento.

Pietro Annigoni – Pittore (Firenze , 26 luglio 1980)

Serbo un gradito ricordo dell’incontro con il pittore Antonio Occhipinti, un ricordo che d’altronde si materializza nel bel ritratto che mi ha fatto e del quale generosamente ha voluto farmi omaggio, aggiungendoci il bellissimo acquerello di Gela. Guardando queste sue opere, a mio agio, noto che alle trasparenze atmosferiche vibranti di luce sa unire una rara solidità e, specie nel ritratto una corposità tanto difficilmente ottenibile in questa tecnica. Credo di poter dire con tutta tranquillità che Occhipinti è uno dei migliori acquerellisti d’Italia.

Renzo Guglielmino – Poeta (1982)

Quando si parla di un autentico pittore fa sempre piacere specie se questo ha mostrato durante la sua attività serietà, impegno e modestia. Ed è il caso di poter affermare che Antonio Occhipinti, il pittore di Gela, ha tutte le qualità per essere definito “Artista”. La sua lunga militanza fra le tavolozze, colori, pennelli, gessetti, dimostra come questo pittore ha lavorato sempre spinto dalla vocazione delle arti figurative. Egli dipinge con coerenza stilistica e padronanza coloristica ; al di la di ogni sofisticazione la sua pittura resta libera da smanie di innovazioni e di tendenze materialistiche. C’è nella sua opera una partecipazione incondizionata dell’anima, infatti i suoi paesaggi, le sue figure tipiche della terra del sud, dove affondano le sue radici, rivestono un fascino trainante dove colore e natura trovano una giusta collocazione ideale facendo rivivere uomini e cose della Sicilia antica. Antonio Occhipinti è un pittore sensitivo, si muove entro forme espressionistiche ed imprime ai suoi personaggi una carica di emotività ed umanità eccezionale. Le tonalità ora calde e delicate, hanno il giusto equilibrio e giostrano con una armonia e lucentezza veramente impressionante. La sua recente opera l’“Aratura” ci conferma pienamente questo detto, per chiarezza, per riflessi, per composizione coloristica e per la sua carica umana delle figure. Non per niente il poeta siciliano Ignazio Buttitta in una sua poesia dedicata ad Occhipinti così dice : “Occhipinti dipinge col cervello, col cuore e con le mani” ; una espressione significativa e poderosa. Il pittore gelese, ha raggiunto una maturità pittorica che, forse pochi pittori riescono nella loro lunga e travagliata attività a raggiungerla. La sua tavolozza è suggestiva e nasce proprio dalla sua forza di penetrazione che viene estrinsecata con armonia di toni e di luci. La sua tematica, per altro tipica della Sicilia, riesce a dare immagini altamente umani che con facilità di linguaggio riflette momenti tristi e gai della nostra terra. A completare la figura dell’artista mediterraneo, ecco il grande incontro a Firenze con il grande maestro Annigoni, una delle firme più prestigiose e qualificate dell’Arte contemporanea. Ricevuto nel suo studio, qui il pittore di provincia dimostra la sua bravura e la sua qualità di autentico artista, non soltanto nel ritrarre il maestro, ma di esporre tutta la sua più recente produzione, alla quale il grande artista fiorentino, ha esternato vivo compiacimento, manifestando apertamente che il pittore gelese “è fra i migliori acquerellisti d’Italia”. C’è veramente da inorgoglirsi di fronte a simile giudizio autorevole, ma l’amico Occhipinti se ne guarda bene, modesto come è sempre stato, continua la sua strada dipingendo sempre con impegno, serietà e soprattutto con quella carica emotiva che lo ha contraddistinto. A noi non resta che complimentarci e augurargli sempre nuove affermazioni ; e nel chiudere la nostra chiacchierata, modestamente diciamo : “la pittura è come la poesia, scaturisce dall’anima e quindi diventa vera espressione dei nostri sentimenti più profondi”.

Giuseppe Mendola – (22 Marzo 2000)

Antonio Occhipinti è un artista che sa interpretare la vitalità siciliana con acuta sensibilità. Nella positura del contadino e del pescatore si riassume l’amore, l’attaccamento e la dedizione dell’uomo al diuturno lavoro ; nella commistione di prospetti, finestre e portoni la vita familiare entro quelle quattro mura è cadenzata da un ritmo nascosto, soffuso ma prepotentemente presente. Negli acquerelli Nino Occhipinti riesce a imporre tutta la sua delicatezza a trasferire la sua umanità, a donare la potenza dei suoi sentimenti che, elargiti così nel modo più spontaneo, sono però abbisognevoli di un riscontro. Ecco che l’atto creativo diventa segno di amore perché una luce si effonde in perenne testimonianza. Sento le voci di quelle abitazioni, sento una musicalità espansa nelle campagne, noto la pesantezza dell’età dei vecchi e l’attesa negli sguardi delle figure ben delineate. Occhipinti è un maestro e averlo conosciuto ha significato per me ancora un tassello per quel mosaico che i tanti incontri a Gela hanno composto nel mio cuore,

Luca Zingaretti

Poche parole perché scrivere di arte non è il mio mestiere. Poche parole per descrivere lo stupore di un profano nello scoprire l’universo che il maestro Occhipinti nasconde e rivela dietro i suoi acquerelli. Ho conosciuto l’arte del maestro in occasione di una mostra. Quello che mi colpì immediatamente fu la luce. La luce di una Sicilia dell’immaginario e, nello stesso tempo, del reale. La luce dei ritratti che restituisce, a chi guarda, l’anima che quei volti ha abitato. Quella dei paesaggi toscani e delle marine. Nei suoi acquerelli vive qualcosa di estremamente vitale. Amo i suoi nudi di donna che fanno venire in mente un’idea di sensualità placida, leggera. I suoi vicoli deserti e assolati dietro cui si intuisce un brulicare di vita. E amo i suoi ritratti di vecchi, segnati dagli anni, ma spogliati di ogni stanchezza esistenziale, volti che restituiscono alla vecchiaia una dignità dimenticata. Per me Occhipinti è il pittore della leggerezza.

Salvatore Rizza (Donnalucata , 24 Luglio 2005)

Un gradito, atteso ritorno, quello di Antonio Occhipinti, un artista che ha portato la difficile tecnica dell’acquerello a livelli figurativi e cromatici estremamente raffinati e che, come i miei pochi amici sanno, io ritengo tra i più significativi tra quelli che operano nel sovraffollato mondo della pittura contemporanea. Occhipinti disegna i suoi itinerari creativi percorrendo le strade e le piazze del profondo sud, ama la luce intensa che le pervade, in cui uomini e cose sono immersi, in cui i colori hanno una magia irreale. E’ questa, a ben vedere, anche la magia dei suoi quadri, dei suoi paesaggi, che evocano il mondo ctonio di una civiltà antica e senza tempo. Nascono così i mirabili scorci delle strade, delle piazze, delle chiese, delle architetture di Scicli e dei personaggi che le animano, trasfigurati dal lirismo pittorico dell’artista, senza, per questo, ridursi a freddi, astratti ghirigori. Siano i benvenuti, dunque, Occhipinti e la sua trasognata visione della realtà, i suoi colori mediterranei, i suoi scorci barocchi, i suoi parerga. Con buona pace, si capisce, dell’arte informale.

Renato Civello

Quando si governa l’acquerello con l’elevata professionalità che presuppune una conoscenza specifica di questa complessa tecnica, nota agli antichi e in voga soprattutto in Inghilterra nel Settecento e nel primo decennio dell’Ottocento, si avvertono le “cadute” riscontrabili in genere negli acquerellisti che vorrei definire, senza alcuna intenzione di offendere la loro dignità (il poiéin artistico resta sempre un qualificante pragmatismo estetico), “domenicale”. Gli esiti che si rilevano con sicurezza nell’opera di Antonio Occhipinti sono davvero ragguardevoli: nei suoi dipinti – non amo distinguere la struttura segnica e le cadenze di cromia del genere da lui adottate dall’olio, dalla tempera, dalla tecnica mista e dall’acrilico – non si riscontrano concrezionu fatue, scolature, sbavamenti (tanto più probabili, poi, se il prodotto in commercio non è dosatamente stemperato nell’acqua e non è del tutto corretta la sua preparazione con gomma rabica e con una piccola percentuale di glicerina). Penso che il mio amico Piero Guccione, che peraltro è stato ritratto con mirabile intensità di scavo, nel 2001, dal pittore gelese, condivida con me il giudizio sulla qualità – oggi sempre più rara – di Occhipinti quanto a pienezza di possesso linguistico e trasferimento della “scienza” nelle latitudini incorrotte della poesia senza tempo. Per approdare ai riconoscimenti testimoniati dal noto artista siciliano nel corso della sua attività, dalla personale del 1956 al Circolo S. Agostino di Gela a quella fiorentina della Casa di Dante nell’85 all’attulale “l’Androne” di Donnalucata (anche questo, come lo spazio espositivo di Scicli, gestito saggiamente da un mercante d’arte che conta) alle presenze tutt’altro che che disavvertite fuori confine, in Francia, Spagna, Messico, Irlanda, Belgio, occorre ovviamente, l’entusiasmo radicale: una freschezza di consenzo indotta a glorificare l’immagine come “nata dentro”. E’ stato scritto da Francesco Gallo, in un’altra ottima presentazione dell’estate di quattro anni fa, che Occhipinti scampa al vortice “dei tumultuosi linguaggi che si vanno fecendo e disfecendo”, trovando riposo “in un’ansa tranquilla, che segue la sua regolarità armoniosa”. In effetti la passione, quando è sussidiata dalla conoscenza filologica, come dire dal confronto informato e sperimentato, fa miracoli. In questa bella mostra se ne ha una prova documentaria. Occhipinti ha tutte le carte in regola per potersi collocare fra gli esponenti blasonati della limpida eppur complicata tecnica: ha ben poco da invidiare, per fermarci all’Italia, a Raimondi, a Ciarrocchi, a Piacesi; e c’è in lui, andando un po’ indietro nel tempo, persino qualcosa dell’ottocentesco recupero classicheggiante di Vincenzo Camuccini. Bisogna riconoscere che sono soltanto una lodevole eccezione gli acquerellisti che riescono ad accordare il puntiglioso dominio di un mezzo dalla incredibile difficoltà (a saper leggere nell’apparente semplicismo della propria gentilezza e nella delicata musicalità d’atmosfera) con l’ardore universalizzante della comunicazione poetica. Il fraseggio colorato con cui Occhipinti modula, coniugando all’unisono istinto e sapienza, lo scenario frequente delle barche in secca, gli angoli di paese, l’azzurro dei mari e dei cieli, non ha poi tanto da spartire con quello di un Lilloni o di altri chiaristi illustri: ha un individuale suggello nel rifiuto, stavolta nei termini più familiari, di qualsiasi rispondenza misteriosofica, di qualsiasi equazione motteggiante fra il pentagramma visibile e il sottinteso emozionale. Ecco, allora, purissima perla nell’intricata foresta del sensibile, Il balcone barocco si specchia, la solare albescenza di un Borgo marittimo, l’elegiaco abbandono di una Scalinata sulla scogliera, il respirante silenzio della Poliorcaia di un contrappunto costiero. Mi vien fatto di pensare, senza dubbio per alcune involontarie concordanze, a certi acquerelli di Enrico Coleman, “l’inglese di Roma”: anche per il pittore di Gela il carattere sostanzialmente meditativo si trasferisce, nel segno di un naturalismo antiaccademico, nell’area di un ostinato e tenero idillio, destinato a vincere il tremore elegiaco. E così una spiritualità di memoria rushiniana svincola il dato contemplativo dall’occasione; e gli splendori della fascinosa Scicli o le luci smaglianti del litorale ibleo ci dicono che che i “valori tattili” berensoniani trascendono, portandosi verso l’universale, ogni temporalità sensoria.

Rosario Amico Roxas - critico (Gennaio 1971)

Presentare un artista è compito assai arduo, si incorre nel rischio di suggerire ai lettori una interpretazione personale delle opere che andranno a vedere. Il compito del critico non è quello di insegnare a vedere, o peggio costringere a notare cose che potrebbero anche non essere nell’opera ; il suo compito, semmai, è di ordinare una certa materia, cogliendo gli aspetti coerenti di una produzione, indicando i leit motifs di un artista. Ma l’opera già in sé deve dire qualcosa, deve parlare all’animo dell’osservatore, anche al più distratto, suggerire sensazioni, ispirare nuovi sentimenti. Antonio Occhipinti ottiene tutto ciò, con molta onestà, senza la pretesa di aggiungere nulla a ciò che i suoi quadri già dicono. La materia è omogenea, glia argomenti trattati si compendiano reciprocamente ; ci offrono una rassegna di tipi che incontriamo tutti i giorni, che abbiamo fotografati nella mente ; panorami e particolari a noi familiari, pure interpretati alla luce di una maggiore serenità. E’ il colore il migliore alleato dell’artista in questa prova che lo vede impegnato a descrivere una realtà tutta siciliana, popolata di personaggi appartenenti al più genuino popolo. Ma non c’è la crudezza dei toni che in altre opere, di identica vena ispirativa, siamo abituati a vedere ; manca l’asprezza della povertà nella vecchietta che fa la sua calza, manca il fatalismo ossessivo nei vecchi. Quei volti segnati dagli anni sono sereni, è una saggezza antica che traspare nei gesti lenti e misurati, quasi sacri, colti dall’artista nel suo “attimo fuggente”. Servendosi abilmente di un colore assai tenue, pastellato e della sua tecnica descrittiva, l’artista completa una galleria di personaggi restituiti alla loro genuinità, purificati dalla demagogica posizione di gente necessariamente abbruttita dalla miseria, annichilita dal fatalismo. La loro apparente povertà è arricchita da una profonda carica umana, che è poi l’umanità dello stesso artista, la sua stessa semplicità di uomo. Non c’è pregiudizio esistenziale, non c’è la problematica dell’essere, c’è tutto quello che si vede, con semplicità e amore, senza acredine, senza bellicosa volontà di riscatto. Quella gente semplice ci insegna la gioia delle piccole cose, la ricchezza della propria serenità.

Carmelo Vasta (Marzo 1974)

Non c’è manifestazione artistica, poetica, musicale o pittorica, che non tocchi intimamente i sentimenti dell’uomo elevandoli e trasportandoli in un mondo diverso, profondamente vivo e sentito. Brevemente l’arte sublima la realtà che giornalmente vediamo e viviamo con tutte le preoccupazioni e le angosce. Nel momento in cui l’artista tramuta in arte questi fatti contingenti della vita, essi si spogliano di tutto quello che di materiale li avvolge e vivono in una dimensione senza spazio e senza tempo, diventano quasi eterei. Antonio Occhipinti riesce con notevole facilità a fermare, sulle sue tele, con tocchi delicati sguardi rassegnati e nello stesso tempo sognatori, angoli e posti caratteristici, momenti di bellezza fuggente e suggestiva che la vita quotidianamente ci offre. Il suo tocco artistico è breve e delicatamente sfumato, la sua tecnica è perfetta per la sintesi quasi ideale che è riuscito a dare alla china, al carboncino ed agli acquerelli, la sua però non è solo una sintesi di espressione grafica, è una sintesi perfetta di personalità artistica dove è intensamente vissuto e sofferto tutto ciò che lo circonda e lo interessa. Anche nel breve arco di pochi tratti si dimostra interprete sensibilissimo dell’animo umano. Occhipinti è un autodidatta, lavora nella più grande industria della nostra provincia ; non si è abbrutito di fronte ai rumori continui ed incessanti delle macchine industriali, la fredda meccanica sembra quasi averlo maggiormente ingentilito e plasmato, i continui fumi di vapore sembrano avergli dato quella spinta per elevarsi, come essi, sempre più in alto. La sintesi con l’ambiente che studia e che cerca al di fuori del mondo del lavoro è sempre viva ed intensa ; i suoi incontri hanno sempre come oggetto gente umile e semplice, gente alla quale egli fa dimenticare il peso delle sofferenze, alla quale dà un volto continuo di serenità e di rassegnata beatitudine. Con questa gente Occhipinti si mescola, ne fa quasi una simbiosi continua e riesce a darci quel tono reale e vero che tutti abbiamo in noi, nel nostro intimo profondo ; egli riesce ad esternarlo con un linguaggio semplice e delicato nello stesso tempo, con una forma viva, reale e bella.

Gino Alabiso – Giornalista (Luglio 1977)

Nei quadri di Antonio Occhipinti, che ha recentemente esposto al gruppo artistico letterario “La Soffitta” di Pisa, c’è l’impronta e l’ispirazione del suo paese d’origine. Nei suoi dipinti traduce la sua esigenza pittorica con linguaggio che esprime serenità, umanità, meditazione e spontaneità. E’ una pittura a buon livello artistico che convince. Occhipinti è un impressionista dotato di fantasia, sente la natura nei suoi paesaggi, nelle sue marine, nelle figure umane. La sua pennellata è dosata con giusta misura, ora robusta, ora morbida, creando un gioco di luci molto efficace. La sua composizione è armonica ed è in sintesi emotiva di una chiara concezione che si presenta semplice, chiara, ma non priva di una vivacità a volte arguta.

Gino Alabiso - Giornalista (Gennaio 1979)

Nei quadri di Antonio Occhipinti, che ha recentemente esposto al gruppo artistico letterario “La Soffitta” di Pisa, c’è l’impronta e l’ispirazione del suo paese d’origine. Nei suoi dipinti traduce la sua esigenza pittorica con linguaggio che esprime serenità, umanità, meditazione e spontaneità. E’ una pittura a buon livello artistico che convince. Occhipinti è un impressionista dotato di fantasia, sente la natura nei suoi paesaggi, nelle sue marine, nelle figure umane. La sua pennellata è dosata con giusta misura, ora robusta, ora morbida, creando un gioco di luci molto efficace. La sua composizione è armonica ed è in sintesi emotiva di una chiara concezione che si presenta semplice, chiara, ma non priva di una vivacità a volte arguta.