Articoli di Giornale


Vincenzo Ursino - Editore dal catalogo “Repertorio d’Arte Contemporanea”, Prima Edizione 1993.

Antonio Occhipinti eccelle in modo particolare nell’acquerello, in cui sa stemperare i colori in maniera modulata e sul filo di un sottile gioco di trasparenze e di sequenze altalenanti. E’ la luminosità di ascendenza mediterranea a concludere un circuito artistico dei più raffinati.
Vincenzo Ursino 1993

Giorgio Falossi - Casa editrice “Il Quadrato” Milano 1991

Acquerello o matita, figura o paesaggio, la pittura di Antonio Occhipinti trova maggiore forza nell’interpretazione di una realtà vissuta e intensamente amata. La caratteristica più sorprendente delle sue opere è proprio questa realtà, che comincia dalla poesia della natura per tradursi in espressione del sentimento, tramutando i motivi e gli elementi figurativi in una presa visiva e conseguenti emozioni. La cromìa dolce, raggiunta nella tecnica dell’acquerello, delinea la forma rivelando una suggestiva visione. Ma è nel ritratto che la forma autentica e il dono naturale di Antonio Occhipinti si rivela in maniera stupefacente e concreta. Al di sopra, e al di fuori della banalità o consuetudine, il suo ritratto diviene strumento psicologico in cui affiorano letture di verità e di carattere, e dà all’osservatore la misura immediata dell’uomo e della sua posizione nella civiltà attuale. Vibrano le atmosfere di Antonio Occhipinti, che sicuro di sé rileva le luci e mette in risalto le forme in una pacata descrizione che riesce a stabilire il carattere locale del paesaggio, in una proporzione di risultati che solo un grande artista si può permettere.
Giorgio Falossi

Mariella Cambi - settimanale “Toscana Oggi” settembre 1989

Antonio Occhipinti, noto pittore siciliano di Gela, possiede oltre a spiccate doti artistiche, una nota in più a cui anche il “pittore delle regine” non è rimasto insensibile : un appassionato amore per Firenze. “Non è cosa poi tanto difficile” si obietterà, ma il fatto è che per Occhipinti è amore che diventa nostalgia tanto forte da costringerlo a ritornare soltanto dopo brevi periodi di assenza. Innamorato di Firenze e dei fiorentini,, con i quali ha in comune l’arguzia e la vivacità d’espressione, è felice quando può raccontare la città, per la strada, in mezzo agli altri pittori. Dotato di una gamma notevole di mezzi espressivi : dall’olio alla tempera ; dal pastello agli inchiostri e padrone del ritratto e della figura, riserva a Firenze tutta l’immediatezza e l’emozione più genuina, propria dell’acquerello. E le stradine del centro storico si accendono di vita sotto il suo pennello : il cassonetto della nettezza, in un primo piano in Borgo degli Albizi, per esempio, diventa pretesto per un racconto ; S. Lorenzo che si sveglia al mattino ; un particolare del portale del Museo del Duomo : spunti di vita tutta nostra, raccontati e riamati con attenta osservazione e stupore insieme. L’acquerello - è noto - esige doti di estrema perizia e non consente ripensamenti di sorta ; ed è con questa tecnica che Antonio Occhipinti ruba le emozioni più forti che una città come Firenze sa dare alla sua sensibilità. In Piazza del Duomo o agli Uffizi : quando ritorna è là. “In mezzo ai pittori che amano Firenze”, come è solito dire : per aggiungere un accordo tutto suo a quella “serenità” che ogni giorno tutti insieme dedicano alla nostra città.
Mariella Cambi

Emanuele Zuppardo - “Corriere di Gela” – 1988 “Occhipinti dal Papa”.

Finalmente si è potuto realizzare il sogno di Antonio Occhipinti : quello di essere ricevuto da Sua Santità Giovanni Paolo II. Un sogno sognato che quasi non credeva si realizzasse, un desiderio ardente di baciare, con umiltà ed amore, la mani del vicario di Cristo, di essere benedetto da lui, di respirare il profumo di un uomo che ha incarnato le ansie e le speranze, le gioie e i dolori del popolo di Dio in cammino verso la salvezza. Antonio Occhipinti, il noto pittore di Gela c’è riuscito e ha, così, coronato il sogno di una vita : quello di consegnare un ritratto del papa dipinto ad acquerello nel 1993 proprio nelle mani di Sua Santità. Così è stato ricevuto il 22 luglio, nel salone Paolo VI, realizzato da Pier Luigi Nervi, nel giorno di Santa Maria Maddalena, colei che va al sepolcro, lo trova vuoto e piange. Ma le appare Gesù, la conforta e le affida il messaggio pasquale da recare ai fratelli. Antonio Occhipinti è commosso, suda ed ancora non crede che tutto è stato possibile. Il Papa è di fronte a lui, lo vede stanco, quasi curvo, appesantito dagli anni e dai mali del mondo. In lui Antonio vede il volto sofferente di Cristo, di un uomo che ha fatto sua la sofferenza di ogni creatura per farci ritrovare il coraggio del perdono, la speranza della vita, la gioia della fraternità che non rifiuta l’aiuto ai fratelli che soffrono. “Il Papa - mi dice Occhipinti - non aveva la forza di guardare la gente in viso e questo mi commuoveva e mi faceva tanta tenerezza”. E poi : “Questo incontro lo sognavo da tempo e mentre stavo di fronte a Colui che sta portando la Chiesa di Cristo alle soglie del nuovo millennio, vivevo ancora quel sogno come una vertigine e, quando toccò il mio turno, dopo l’incontro con il corpo diplomatico, il prefetto della Casa Pontificia Monsignor James Harvey, che mi vide con il quadro in mano, si avvicinò a me e mi disse : “Venite dalla Sicilia ?” E al mio assenso mi disse ancora : “Da Gela ?” e io di nuovo : “Si !”. Così monsignor Harvey si rivolse al Papa e gli disse all’orecchio : “Santità, questi è un artista venuto da Gela per farle dono di un quadro dipinto da lui”. Fu in quel momento che Sua Santità si avvicinò a me, mi mise le mani sulle spalle, mi benedì e, dopo aver ammirato l’opera che lo ritrae nelle sue dolci sembianze, mi disse : “Bravo, bravissimo !”. “Fu allora - dice Occhipinti - che mi inchinai e gli baciai la mano in segno di devozione e affetto filiale. Quindi gli illustrai l’opera : un acquerello che ritrae il Papa pensieroso, con le mani congiunte e, sullo sfondo, la Sicilia avvolta in un verde che lascia preludere ad un mondo migliore. Gli parlai della Sicilia, del suo viaggio ad Agrigento quando ci invitò a non disperare e del Suo messaggio di pace e d’amore portato alla nostra terra. Il Santo Padre ascoltava in silenzio e con la testa annuiva”. Antonio Occhipinti è come se avesse toccato il cielo, non crede che tutto si fosse avverato. Era convinto che, nella Sala Paolo VI, in prima fila proprio di fronte a Lui gli mancassero le forze per portare a compimento la realizzazione del suo sogno. “Avevo paura - mi confida - che mi cogliesse una vertigine od un malore, di non potere consegnare personalmente il quadro nelle sue mani”. Con lui era anche la moglie Dora, la figlia Marilena, il fratello Franco con la moglie Elisa ed i figli Giovanna e Alessandro venuti a proposito da Gela per l’udienza papale. Erano tutti commossi e alla fine piangevano dalla gioia. In calce, al quadro, la dedica di Antonio Occhipinti al Papa : “A S.S. Giovanni Paolo II un modesto segno esteriore per significargli elevati sensi di stima”.
Emanuele Zuppardo 1998

Giacomo Furnari - “La Sicilia”, venerdì 17 agosto 1956, (Occhipinti aveva solo 20 anni).

Ha avuto luogo a Gela una significativa manifestazione presso i locali della U.S. Sant’Agostino, alla presenza dell’on. Aldisio, del sindaco avv. Vitali, delle autorità e di numerosi invitati. La cerimonia ha avuto luogo alle ore 19 con l’inaugurazione della mostra personale di pittura del giovane Antonio Occhipinti, il quale ha esposto tele di santi e quadri panoramici. Per quanto riguarda la tematica religiosa, i colori e i volumi sono stati rispettati, un anelito mistico colloca tali opere nel pieno di una tradizione. Il “San Cristoforo”, è deciso e raccolto nei lineamenti, chiaro nella impostazione, anche se permane ed affiora un racconto oleografico. Nel quadro di “S. Domenico Savio”, indubbiamente molto bello, sembra invece che la ispirazione sia mancata e che sia stato dipinto a freddo. Il ritratto dell’on. Aldisio è una riproduzione fedelissima. Il giovane Occhipinti ha del poetico e dell’indefinito quando dipinge i panorami. Quelli di Gela sono pezzi resi con una certa robustezza, sentiti e amati, pieni di vivida luce ; è la Gela soffocata dal miraggio. Le altre panoramiche, quelle di altre città, provengono da rifacimenti e gli originali possono ritrovarsi a volte in cartoline - ricordo. Occhipinti ha indubbiamente bisogno di meditazione attraverso la diretta provenienza dell’ambiente panoramico, va incoraggiato molto, anche perché ha dei buoni numeri e bisogna sinceramente valutare le sue doti.
Giacomo Furnari

Giacomo Furnari, Giornale di Sicilia, “Una personale di Occhipinti al Circolo S. Agostino di Gela”, domenica 19 agosto 1956

In una atmosfera di vivo entusiasmo si è svolta ieri una significativa manifestazione artistica, da parte di questo fiorente Circolo “S. Agostino”, alla presenza del benemerito concittadino on. Salvatore Aldisio, del sindaco avv. Vitali, del vice pretore avv. Rosso Giuseppe, del capitano Zizoni comandante la compagnia dei carabinieri, degli assessori comunali prof. Salpietro, avv. Calaciura e avv. Cassarino, del dott. Pino Ventura Presidente della “Pro Gela” e di un pubblico numeroso, invitato per l’occasione. Nel locali sociali del Circolo, in Piazza S. Agostino, è stata inaugurata la mostra personale di pittura del socio Antonio Occhipinti, giovane intelligente e volenteroso, autodidatta ammirevole e meritevole di ogni aiuto e incoraggiato per essere avviato alle Belle Arti. Perchè Occhipinti, ha bisogno assolutamente di una scuola per non restare dilettante !.. Numerosi quadri, figure, paesaggi e natura morta (bella una rosa, bianco e nero a penna), dipinti o trattati con mano esperta, sono stati ammirati. Però diciamolo francamente (come spesse volte gli abbiamo suggerito e raccomandato personalmente) egli, che è dotato di uno spiccato e fervido senso di imitazione e assimilazione, già espertissimo nel copiare e imitare qualsiasi figura o paesaggio anche difficile, dovrebbe senz’altro e decisamente dedicarsi allo studio assiduo delle figure e paesaggi “dal vero”, cominciando dalle piccole cose e affrontare nello stesso tempo i primi saggi di memoria, d’immaginazione e fantasia. Solo così e solo a queste condizioni si può essere gradatamente degni di nome di “artista” e imboccare e battere la via vera e meravigliosa dell’Arte. Altrimenti si è destinati a restare sempre ai margini... tra i mille e mille dilettanti o pseudo artisti... che fanno bella mostra di se, ma non di arte. Nino, hai capito ? ... Nino annuisce sempre sorridendo bonariamente, ma fa capire a tutti da tempo che ha bisogno, oltre al consiglio, principalmente e urgentemente di aiuto e di scuola, prima che sfumino con le delusioni l’ardore e la giovinezza. Perché Nino è volenteroso e appassionato, ma povero ! Ciò sanno il concittadino on. Aldisio e la competente autorità regionale. E Nino infatti attende, attende ancora fiducioso. E anche noi attendiamo da tempo e stiamo a vedere se è vero quel che si dice, che i giovani poveri e di talento devono essere aiutati, incoraggiati e portati avanti !... Moltissimi ne dubitano, ma noi siamo fiduciosi e speriamo che al più presto questo giovinetto promettente possa essere aiutato e messo finalmente nel suo ambiente, nella sua scuola.
Giacomo Furnari

Candido Casagni - Giornale di Sicilia, Cronaca di Caltanissetta, p. 6. 19 febbraio 1972

Se il lavoro nell’industria abbrutisce, Antonio Occhipinti, l’autore del “falso” più venerato che si trova dalle nostre parti, è una eccezione. Lavora in una industria - l’unica industria della nostra provincia ! - e riesce, in maniera superba, a raccontare su un pezzo di tela i sentimenti più antichi e più veri delle nostre popolazioni. Trentacinque anni, autodidatta, pittore da sempre, Occhipinti è giunto adesso ad una svolta importante nella sua carriera artistica : raggiunto l’apice di una tecnica, quella classica, dove ogni cosa assomiglia a ciò che l’occhio umano riesce a vedere, senza alterazioni e senza retorica, sta tentando una tecnica mista, che dovrà dare alle immagini - volti umani scavati dal tempo e dalla tristezza, strade baciate dal sole e ricche di profonda miseria come la via del Sant’Ippolito a Gela dove lui abita, paesaggi pieni di vita - una dimensione diversa. La storia del “falso” è vecchia di parecchi anni. Un giorno il parroco della chiesa Madre di Gela lo fece chiamare e gli disse che aveva bisogno di una riproduzione fedele dell’antichissimo quadro della Madonna dell’Alemanna, la patrona della città. Occhipinti, che dipingeva - e lo fa ancora - per innata passione, non si fece ripetere la richiesta : fece una copia perfettamente identica all’originale, tanto che mettendole l’una a fianco dell’altra diventa difficile individuare il quadro antico da quello che adesso ha qualche lustro di vita. La “prova” della grandissima somiglianza è data dal fatto che più di una volta, in processione (non quando è la festa della patrona, ma quando l’immagine della Madonna viene portata dalla chiesetta del villaggio Aldisio in cattedrale) è stato portato il quadro “falso”, anziché il vero. E nessuno mai si è accorto di niente. Coi soggetti “sacri” Occhipinti ha una certa dimestichezza : suoi molti restauri e alcuni lavori “antichi”. Ma l’attività più significativa è quella “profana” : tele in cui i colori hanno la leggerezza e la tristezza delle prime nebbie novembrine - come ebbe a sottolineare il poeta Bernardino Giuliana - e soggetti realmente interessati agli aspetti della vita di ogni giorno che raccontano, con linguaggio semplice e delicato, le favole morte di infanzie non godute.
Candido Casagni

Serafino Lo Piano - Pubblicato sul periodico “Ragusa Sera” del 12 ottobre 1972, col titolo “Antonio Occhipinti alla scoperta dell’uomo” e, in parte, dall’“Annuario COMED” del – 29 settembre 1974

Chissà perché dopo aver visitato la personale del pittore Antonio Occhipinti - allestita alla galleria del Dopolavoro Aziendale Anic di Gela - sia il curioso occasionale che l’osservatore addetto ai lavori, sentano più aperto il bisogno di guardare alla realtà delle cose e dell’anima con più solidale e serena partecipazione di sentimenti. E’ che nelle opere del pittore gelese la visione del mondo esterno, non limitata alle sole cose e al respiro della natura, ma rivolta in una continua attenta e penetrazione dell’anima dei propri simili, è resa nei segni e nei colori con poetica sensibilità e con commossa traduzione espressiva. Al di là di ogni manierismo o di smaniose innovazioni, l’arte di Antonio Occhipinti nasce spontanea dalla sua stessa terra e dal paesaggio dell’anima della sua gente, dove colore e natura, disegni e reali aspetti umani si integrano sino a dare all’osservatore il vero, intimo significato della realtà delle cose e dei più nascosti sentimenti dell’uomo. Marine luminose, distese di barche tirate a secco che, dai vuoti paioli sembra che gridano la desolata solitudine, bianche facciate di case, piazze assolate e semideserte, paesaggi aperti dove cielo e terra, sole e tramonti trasparenti sono messi in armoniosa evidenza e, soprattutto, figure di donne e di uomini che, nelle chine acquerellate e negli oli di gradevole ed efficace presa visiva, aderiscono alla commozione e allo stato d’animo dell’artista in una reale misura del vero, che pur noi sentiamo intimamente dentro. E’ una fonte di ispirazione quella di Occhipinti che sgorga inesauribile dalla natura e dai sentimenti della gente umile da cui egli trae alimento e linfa per manifestargli in una trama figurativa diffusa d’amore e di poesia. Un messaggio pittorico reso con profonda icastica sensibilità. Ed è principalmente nella ritrattistica che si sente palpitare ancor più l’anima dell’artista. Pescatori, contadini, pensionati incontrati nelle vie e profondamente osservati, vecchi seduti al sole e donne sono rappresentati con segni rapidi e sicuri che evidenziano la prontezza e l’acutezza di penetrazione psicologica dell’artista gelese. Luci ed ombre rese con colori in trasparente luminosità - esempio pregevole la “Via Cappuccini” - nervature lineari che segnano cieli e acque e a mosaico sulle cose, distribuite con sicura collocazione e che caratterizzano le chine acquerellate, si alternano in un passaggio di modi e soluzioni personali dai quali l’artista non si discosta mai, pur affinando sempre più la visione disegnativa e cromatica della sua ispirazione sociale ed umanitaria. L’acque-china della “Donna alla fontana”, del “Vecchio seduto al sole”, del “Ritorno dai campi” e il preziosissimo olio “Gruppetto in piazza”, raggiungono pienamente il fine che l’artista evidentemente si propone e cioè quello della continuità del sentimento, su cui egli crea le sue opere, tutte rivolte a scoprire l’uomo all’uomo nelle sue pene e nelle sue speranze.
Serafino Lo Piano

Enzo Leopardi - La provincia iblea di Ragusa del 2 maggio 1981

Più che su intenzioni contenutistiche la pittura di Antonio Occhipinti si attesta su posizioni formali. Ma quale forma ! Forte o delicata, nell’olio o nel pastello, nella tempera e nell’acquerello, pur riportando scene di vita tipiche del Sud, e quindi col pericolo di cadere nello scontato, nel bozzetto, riesce a superare, per una innata eleganza del tratto, l’impasse del già visto e a dare nuova vitalità ai volti intravisti, agli animali che faticano con l’uomo, alle marine operose e serene. Occhipinti dipinge con l’amore e la misura di un pittore tecnicamente avvertito, con la spontanea adesione dell’artista nato. I suoi temi insistiti ma calibrati su un colore sobrio e gentile, recuperano figure in fase di estinzione, fermano un passo, un volto, un angolo di paese, con freschezza nell’immediato tratto dell’acquerello, con robusto accento chiaroscurato nel dipinto. E’ certamente controproducente per il pittore incasellarlo nella lamentevole e ormai assurda posizione di pianto per il Sud, trovargli a tutti i costi parentele incredibili, fargli esprimere concetti che probabilmente non ha mai avuti. Di Occhipinti, pittore di accertato temperamento, direi che nel pennello ha sicuramente altre prospettive. La sua bravura gli consente di spaziare in campi più estesi : ritratto, paesaggio, natura morta ; senza riferimenti obbligati alla Sicilia, e perciò riduttivi della sua immaginazione, della libera interpretazione di un mondo pittorico ancora, mi pare, tutto da esprimere si pure con più allusività che naturalismo, per una più salda aderenza a moderne concezioni sul fatto d’arte. Se la semplicità del dettato, quel suo trovare immediatamente il soggetto con chiarezza e ordine compositivo e fissarlo poi sul foglio con tocchi precisi, può agevolare Occhipinti nell’incontro con il pubblico, è sicuramente acquisito che, per una più salda presa nel mondo dell’arte, occorre che il pittore si liberi dei limiti tematici - che a lungo certamente stancano - per dare più spazio alla fantasia, all’organizzazione di forma e colore cui egli è portato per vocazione, senza “impegni” che non gli sono congeniali, per un’arte esteticamente valida. Una sua bella mostra è in atto alla galleria “L’androne” di Scicli.
Enzo Leopardi

Salvatore Fabio Caputo - l’ “Avvisatore” di Palermo, novembre 1982

Il discorso di Antonio Occhipinti sembra articolato nelle tremule sfumature degli acquerelli (o dei pastelli) sul gioco appassionato e appassionante che l’acqua, unico mediatore del colore (in questo caso), assorbe la materia e ne traduce le impressioni più vive. Occhipinti raccoglie così, in questo suo album, le notizie di una vita provinciale partecipandovi attivamente, il gusto e il rispetto per la decadenza nei volti sofferti della senescenza e di una civiltà contadina ormai destinata alla scomparsa. Questa agonia sociale, proposta da Occhipinti, matura proprio nelle nuances del colore, immediato, come immediato e mediato è il risultato di Annigoni che il pittore presenta in questa sua personale palermitana allestita dalla “Girs Art”. Anche il passaggio subisce l’intervento dell’artista, non si cristallizza, ma è pronto, attraverso la sua cangiante armonia, a risaltare sempre vivo e consapevole documentario.
Salvatore Fabio Caputo

Gino Alabiso - “La Sicilia”, 25 settembre 1983

Antonio Occhipinti, apprezzato pittore di Gela, è diventato l’allievo prediletto del pittore Pietro Annigoni, il quale poco tempo fa posò per un suo ritratto. Occhipinti lo ritrasse mirabilmente e il “pittore delle regine” ne rimase entusiasta al punto da donargli una sua opera. (....) Ogni commento è superfluo. Occhipinti, che riscuote vivi successi nelle varie mostre a cui partecipa (a Palermo, a Viareggio, a Pisa, a Caltanissetta, a Cannes e in altri centri) è un pittore veramente leale e non imbroglia le carte (anzi le tele) in tavola. Fare un bel quadro è difficile come fare una bella poesia, per chi ha talento e coscienza. E Occhipinti raggiunge quasi sempre nelle sue tele il livello della poesia, in una malinconia di toni e prospettiva che lasciano ammirati e pensierosi. Dei suoi innumerevoli lavori (paesaggi, nature morte, figure umane, marine ed altro) il nostro artista segue lo stimolo di una eleganza intima, adottando un linguaggio riflessivo, meditato e spontaneo.
Gino Alabiso

Salvatore Lanteri - Annuario COMED, 1983.

.... Dal tessuto ambientale della sua gente Antonio Occhipinti trae ampia, profonda e commossa ispirazione, operando e con il robusto realismo lirico degli oli, con la delicata trasparenza degli acquerelli o con la morbidezza dei pastelli di volti e nudi di donna, e con più moderna sintesi di mezzi espressivi e capacità tecniche nelle suggestive chine acquerellate. Volendo rispondere il suo umano sentire univocamente in senso artistico, senza indulgere a tentazioni od esiti popolareggianti, ma piuttosto aperto ad ogni forma di cultura legittimata dalla più schietta sicilianità la tematica si alimenta dei più vari umori : non ultimo il dramma ecologico della sua terra. Con una calda e luminosa tavolozza velata da sottile malinconia il pittore si fa appassionato portavoce del riscatto morale di un popolo che sembra ormai rassegnato... .
Sebastiano Lanteri 1983

Giuseppe Blanco - La Sicilia, domenica, 5 agosto 1984 “Il pittore dei vinti”.

A Firenze la “Galleria 14”, sita nel centro storico della città, non molto distante dalla bellissima chiesa dei Servi di Maria, ha ospitato una personale antologica del pittore siciliano Antonio Occhipinti, un artista noto quanto bravo, recensito dai maggiori quotidiani italiani e dalle riviste specializzate per la sua maniera efficace e vera di fare pittura nella quale l’arte dell’Occhipinti si mescola con la sua cultura di siciliano appassionato delle antiche tradizioni folkloristiche dell’isola. Si tratta di una cinquantina di lavori tra acquerelli e gessetti ispirati a personaggi tipici della nostra terra, a usi e costumi siciliani, quelli che vanno scomparendo, e, proprio per questo degni di essere tramandati alla storia come segno d’un’epoca che diventa appunto cultura quando di essa si perderà completamente il ricordo. Se dovessimo dare un titolo a questa personale, che ha riscosso un notevole successo anche in una città come Firenze che in fatto di arte è antesignana nel mondo, potremmo intitolarla “Sicilianità” ; titolo che trova d’accordo l’autore perché quasi tutte le opere d’una validità artistica indubbiamente notevole, parlano della nostra terra, della sua gente più umile, di un modo di vita che non è più ma che i sessantenni ricordano ancora con una certa nostalgia. Se fosse vivo Giovanni Verga forse avrebbe dato il suo plauso a questo pittore che possiamo definire “dei vinti” e per le figure che ci presenta e per la profonda umanità che traspare da questi personaggi umili e austeri nello stesso tempo, pieni di umanità e dolci nelle passioni che le loro facce esprimono, passioni che ancora vivono nel profondo dell’anima siciliana. Si tratta di contadini isolani che vanno o vengono dal lavoro ; di vecchiette affacciate timidamente in religioso silenzio e con grandi occhi espressivi scrutano nell’orizzonte della loro vita desideri inappagati e tristi addii ; di cascine vecchie, mute, testimonianze di duro lavoro ; di donne anziane sedute dinanzi all’uscio di casa in attesa dell’arrivo del carico di grano ; di campagne arse dal sole ; di pianure immense, ingiallite e ricche di prosperità passate e future, il tutto fermato sulla tela per non far cadere nell’oblio antichi valori della vita cui l’autentico siciliano è ancora attaccato. Sono lavori emblematici, senza retorica, tristi e inquietanti, nei quali Occhipinti, che ha anche esposto a Cannes, in Francia, molto lontano dall’idea di innovare, fissa sulla tela, con tocco morbido e pennellata sicura, il travaglio interiore del popolo siciliano, la sua attività costante che dà pane e vita esprimendo così, in definitiva, il momento esaltante del tempo in cui la necessità del lavoro si identificava con l’esistenza di un popolo che trovava nell’energia delle proprie braccia il vero motivo di vita. Le vaste sale della “Galleria 14” sono state oggetto di attenzione sia da parte dei fiorentini intenditori d’arte, sia dei numerosi siciliani residenti a Firenze che con la loro presenza calda e appassionata, hanno voluto rendere omaggio alla Sicilia e a questo valente pittore di Gela che possiede mezzi espressivi notevoli permeati di umanità, ricchi di ispirazione nostalgica e una pennellata sapiente e raffinata. E tra i visitatori illustri l’attenzione del pubblico si è soffermata sulla presenza del grande maestro Pietro Annigoni, venuto ad ammirare l’arte di Occhipinti. Era un po’ d’obbligo la visita di Annigoni alla “Galleria 14”, perché l’illustre artista fiorentino considera Occhipinti uno dei suoi migliori allievi. Infatti, Antonio Occhipinti, oltre che pittore di sicilianità, è anche un esperto ritrattista esattamente come Annigoni, molto abile nel “recupero” del soggetto e delle caratteristiche simili (facendo le debite proporzioni) a quelle del maestro fiorentino. Non per nulla il grande Annigoni ha voluto essere ritratto da Occhipinti. (....).
Giuseppe Blanco
Domenica, 5 agosto 1984

F. Moro - Dal catalogo “I maestri del colore”, 1987 . Pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”, con il titolo “Il pittore dei vinti”.

Il disegno pulito, preciso ed al tempo stesso deciso, la perfetta conoscenza dei valori prospettici e compositivi, l’equilibrato rapporto delle masse, rivelano nelle opere di Antonio Occhipinti una maturità professionale edificata sulla base di una costante dedizione all’arte, arricchita e guidata dalla completa assimilazione dei principi tecnici fondamentali che nulla hanno in comune con l’improvvisazione e la vuota presunzione ; purtuttavia l’artista non cede a meri accademismi, mettendo a nudo una personalità ricca ed indipendente, estremamente singolare ed originale, pur fondamentalmente aderente ai canoni di una rappresentazione tradizionale.
E. Moro

Bartolino Leone - Giornale di Sicilia, cronaca di Messina, 9 agosto 1987

Del pittore siciliano di Gela, Antonio Occhipinti, si è pure occupato Pietro Annigoni, gran maestro fiorentino (...). E, in realtà, anche a Lipari la mostra del pittore siciliano Antonio Occhipinti sta riscuotendo un gran successo. Già vincitore l’anno scorso del premio “La Sciara” di Stromboli, il pittore di Gela con la sua maniera efficace e vera di fare pittura continua a suscitare gran interesse. L’arte di Occhipinti difatti si mescola con la sua cultura di siciliano appassionato delle antiche tradizioni folkloristiche dell’isola. I suoi quadri sono ispirati a personaggi della nostra terra, a usi e costumi siciliani.
Bartolino Leone

Luigi Tallarico - Il “Secolo d’Italia”, p. 7, 31 dicembre 1987

In verità, quando la luce esalta dal di dentro la forma, i contenuti vengono alterati dal quel tripudio di irrequietezze spirituali e liriche, come abbiamo anche notato in un valoroso acquerellista siciliano. Alludiamo ad Antonio Occhipinti, nativo di Gela ed ivi operante, e alla sua mostra romana nella Agostinelli Arte. Nella presentazione in catalogo viene riportato il lusinghiero giudizio di Annigoni e nel contempo vengono individuate le due preminenti qualità dell’artista siciliano : le trasparenze luministiche e la solidità dell’impianto ; l’invenzione poetica e l’aderenza alla realtà, sicchè “in queste opere si legge la Storia senza fare Storia”. Da questi brevi accenni critici, affiora la visione unitaria di un artista che nella specificità del mezzo ha saputo inserire un elemento di rilievo che è da ricercare nell’assorta e insieme lucida penetrazione del lume, sicchè l’immagine acquista spessori spirituali e non deperisce nell’acquosa vibrazione delle velature di superficie. D’altra parte la rilevata “solidità formale”, che non trascura la storia dei contenuti (una sicilianità rinverdita al presente, senza il peso accorato e patetico della memoria locale), non accorpa le trasparenze liriche per mimare le atmosfere naturali, ma piuttosto per rendere verosimili i conflitti del profondo. In effetti, Occhipinti, se nell’analismo grafico di ascendenza decorativa ritrova i motivi classici di Annigoni (più come dominio del segno che come ricorso al significato ideologico e/o stilistico), nell’assorta penetrazione della luce rivela invece il destino di una materia, che non si esaurisce nell’atto esecutivo di una più o meno preziosa sovrapposizione di strati acquosi. Invero l’artista collega all’essenziale componente dell’acquerello una ricerca insieme costruttiva e sotterranea, visionaria e introflessa, più significante che di significato, fino a legare al mezzo tradizionale specifico nuove soluzioni linguistiche ed espressive. Proprio attraverso la funzione autonoma e inventiva della forma-luce, Occhipinti riesce a rovesciare i capisaldi di una tecnica che viene di solito esercitata nella rappresentazione, per strati, di un reale che coincide con la forma. Per ritrovare invece le più profonde - e intatte - valenze liriche della realtà di dentro.
Luigi Tallarico

Virgilio Argento – “Il Corriere di Gela”, 12 novembre 1988

Agosto 1982 : Pietro Annigoni nel suo studio-atelier di borgo Albizi, a Firenze, posa per tre giorni per essere ritratto dal pennello di un pittore venuto dalla provincia, che a lui, come maestro, si è presentato con l’umiltà del discepolo e l’ammirazione trepida dell’ammiratore : Antonio Occhipinti. Posa pazientemente, il maestro, dinanzi al pittore gelese, così come avevano posato dinanzi a lui, in anni che ormai si fanno lontani, i grandi personaggi della storia, regine e capi si stato : Elisabetta d’Inghilterra, Farah Tiba, Kennedy, Johnson, Reza Palevi, Giovanni XXIII ... Posa egli, e nella sua inattività di soggetto che viene ritratto, osserva e giudica quel pittore che venuto da lontano, mentre questi osserva la sua effigie sul bianco cartoncino del suo telaietto : è l’osservatore e il giudizio del grande artista, ormai al culmine della sua straordinaria carriera. Il pittore gelese sente il peso dello sguardo - che segue la sua mano - dell’eccezionale soggetto, ma è incoraggiato nel suo lavoro dallo squisito senso di umanità che gli illumina il volto e che a lui si apre generosamente : quel senso di umanità che è proprio dei grandi artisti, che la burbanza, l’alterigia è dei mediocri. E Annigoni è un grande spirito. Quando Occhipinti termina la sua fatica e gli offre in rispettoso omaggio il quadro che ne è nato, allora egli esprime su tale quadro il suo giudizio : una felice sintesi “di trasparenze atmosferiche, vibranti di luce, e di una corposità difficilmente ottenibile nella tecnica usata dell’acquerello. E’ un giudizio che è espressione della cortesia dell’uomo, ma anche - e soprattutto - dell’apprezzamento dell’artista. Evidentemente nel realismo che impronta quelle linee e quei colori, nella naturalezza della figurazione che rende limpidamente, insieme ai suoi tratti fisionomici, la verità sua interiore, egli vede una consonanza con quello che è stato sempre il suo credo artistico : “La pittura devota al vero”, al manzoniano “vero” in arte, oltre che nella vita.
Virgilio Argento

Gianni Franceschetti - Il “Semaforo” di Roma, anno 40, n. 1, Il giornale pubblica anche sei illustrazioni del Pittore, gennaio 1989

Al solo vedere le opere di Antonio Occhipinti si capisce che egli non vuol smentire il significato filologico del suo cognome : Occhipinti appunto. Anche il suo nome ricorda per antonomasia il Santo dei miracoli. Quel Sant’Antonio di Padova chiamato il Santo dei miracoli. Ed Antonio Occhipinti onora tutti e due i suoi modi di essere chiamato. Occhipinti perché le sue opere sono un inno al colore e alla vista tanto da compendiare nel suo appellativo che uno che si chiama così non può non vedere dipinto già con la mente ciò che poi dipingerà con la mano. E proprio nel dipingere sa fare quei piccoli prodigi di tecnica e di colore che gli meritano il titolo di colui che sa fare miracoli coloristici. Infatti la natura e le persone trattate da Antonio finiscono per diventare dei veri portenti dell’occhio umano. La sua rapidità di concezione di un’opera non viene a discapito della bellezza di essa. La tecnica magistrale di Occhipinti nell’uso dell’acquerello gli permette di dipanare i colori in stesure di rara sapienza e di tutto quel fulgore che distingue le opere degli artisti da quelle dei mestieranti e dei semplici pittori. E l’aver scelto la tecnica dell’acquerello per confezionare le proprie opere dimostra la sua sensibilità e la sua poetica che sfugge alle scorie della quotidiana ambascia per innalzarle direttamente nella poesia della vita. I suoi personaggi ed i suoi paesaggi dalle tinte dolci e suadenti superano la pochezza delle cose nobilitandone la pedestre realtà ed elevandole a quella significazione che solo le anime nobili vi sanno intravedere. Il suo spirito decanta la ipotesi filologica per immedesimarsi nella grandezza poetica estraendo quello che muove l’animo al di là di un pur attento significato. Occhipinti usa il suo pennello col cuore e con la mente e con la sapienza dell’anima scavando nella tridimensionalità tutta la poesia che egli vi infonde. La sua scuola pur accostando le cose nel modo più artigianale con quegli accorgimenti che la tecnica gli consiglia, e nella composizione e nella nuova scienza dei colori, deborda poi per saziare l’empito spirituale che vi scopre. Egli dipinge con la mente e col cuore prima che con la mano. Perché non si può accontentare di riprodurre ciò che vede, ripudia la mera rappresentazione per immettervi, senza soggiacere agli umori del momento, senza l’enfasi della pulita composizione, ma servendosi di essa, quella visione catartica che egli, da grande artista, ha dell’arte e della vita. La sua Sicilia che gli balugina nelle pupille, la vita dei siciliani che informa le sue opere hanno un peso non insignificante nella sua arte, ma di essa egli va ben al di là per affondare le radici nella secolare storia della sua Isola e per scavare il tessuto vitale che ha fatto i siciliani artefici e creature di essa. In quest’ottica, la sintonia che egli sente con la sua arte gli fa superare le difficoltà della sua continua ricerca con intuizioni formali che sanno concludere le sollecitazioni provenienti da quella sua evoluzione stilistica che lo induce a realizzare i sofferti stimoli dell’arte. Le sue opere e le sue immagini sembrano provenire da lontano e, filtrate dalla realtà quotidiana, ce le ripropone nella magica traduzione dei suoi colori e delle sue campiture, dosate elettronicamente fin nei minimi particolari ed accese dagli interventi della sua fantasia. Riesce così a sceverare l’uomo dalla massa non per isolarlo ma per mantenergli quell’autentica personalità che lo mantiene spiritualmente individuo. Nei suoi paesaggi aleggia un senso di mistero e di attesa. Pare che i suoi personaggi vi siano aspettati nelle vie, nelle piazze o nelle case per continuare quella vita che traspare nell’aria e nei cieli. L’arte di Occhipinti è umanissima e certamente sa aiutare l’uomo a sfuggire la solitudine, ed a donargli, con la propria presenza, quel senso di libertà che è la caratteristica essenziale di ogni vivere collettivo che non intende diventare massa. Per questo la sua immaginazione torce la fiducia in sé stesso verso gli altri aggiungendovi quel pizzico di personalità che apre al meraviglioso, trasferendo la sua poesia a suggerire un nuovo modo di vita a chi non si vuol fossilizzare ma ha voglia di combattere. E’ vero che il tipo di tecnica che usa Occhipinti non è tenuto ancora oggi nel giusto suo valore e l’acquerello viene ritenuto addirittura un’arte minore, ma se alcuno avrà la capacità di guardarci dentro potrà accorgersi quanto esso sia difficile e nobile e quanta tecnica e capacità ci vogliano per creare queste opere che Occhipinti, con serena coscienza, ci sa proporre e donare. Non contagiato dalle spinte utilitaristiche che provengono dalla pittura ad olio, altrettanto ma non più difficile e nobile, Occhipinti ha il coraggio e la volontà di continuare per la sua strada, soffrendo le incomprensioni, come una molla che lo stimola a dimostrarsi uomo ed artista. Grande artista. Di quelli che hanno una propria personalità e che non si possono confondere solo perché usano una tecnica invece che un’altra, con i mestieranti o con i sottoprodotti dell’arte.
Gianni Franceschetti